

Le stelle del nostro cielo non si possono spegnere.
Possono solo essere nascoste da nuvole nere.
Un vento caldo che accarezza la pelle ha spazzato il mio cielo e lo ha reso di una tale limpidezza che mai avrei potuto immaginare.
Alzo gli occhi e vedo la mia stella polare, il mio punto di riferimento, attorno al quale ruota tutto il resto del mondo...








Da "Il Piccolo Principe" di Antoine de Saint-Exupéry
Ebbi un gesto di stanchezza: e' assurdo cercare un pozzo, a caso, nell'immensita' del deserto. Tuttavia ci mettemmo in cammino.
Dopo aver camminato per ore in silenzio, venne la notte, e le stelle cominciarono ad accendersi. Le vedevo come in un sogno, attraverso alla febbre che mi era venuta per la sete. Le parole del piccolo principe danzavano nella mia memoria.
"Hai sete anche tu?" gli domandai.
Ma non rispose alla mia domanda. Mi disse semplicemente:
"Un po' d'acqua puo' far bene anche al cuore..."
Non compresi la sua risposta, ma stetti zitto... sapevo bene che non bisognava interrogarlo.
Era stanco. Si sedette. Mi sedetti accanto a lui.
E dopo un silenzio disse ancora:
"Le stelle sono belle per un fiore che non si vede..."
Risposi: "Gia'", e guardai, senza parlare, le pieghe della sabbia sotto la luna.
"Il deserto e' bello", soggiunse.
Ed era vero. Mi e' sempre piaciuto il deserto. Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede nulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplende in silenzio...
"Cio' che abbellisce il deserto", disse il piccolo principe, "e' che nasconde un pozzo in qualche luogo..."
Fui sorpreso di capire d'un tratto quella misteriosa irradiazione della sabbia. Quando ero piccolo abitavo in una casa antica, e la leggenda raccontava che c'era un tesoro nascosto.
Naturalmente nessuno ha mai potuto scoprirlo, ne' forse l'hai mai cercato. Eppure incantava tutta la casa. La mia casa nascondeva un segreto nel fondo del suo cuore...
"Si", dissi al piccolo principe, "che si tratti di una casa, delle stelle o del deserto, quello che fa la loro bellezza e' invisibile".
"Sono contento", disse il piccolo principe, "che tu sia d'accordo con la mia volpe".
Incominciava ad addormentarsi, io lo presi tra le braccia e mi rimisi in cammino. Ero commosso.
Mi sembrava di portare un fragile tesoro.
Mi sembrava pure che non ci fosse niente di piu' fragile sulla Terra. Guardavo, alla luce della luna, quella fronte pallida, quegli occhi chiusi, quelle ciocche di capelli che tremavano al vento, e mi dicevo:
"Questo che io vedo non e' che la scorza. Il piu' importante e' invisibile..."
E siccome le sue labbra semiaperte abbozzavano un mezzo sorriso mi dissi ancora:
"Ecco cio' che mi commuove di piu' di questo piccolo principe addormentato: e' la sua fedelta' a un fiore, e' l'immagine di una rosa che risplende in lui come la fiamma di una lampada, anche quando dorme..."
E lo pensavo ancora piu' fragile.
Bisogna ben proteggere le lampade: un colpo di vento le puo' spegnere...
E cosi' camminando, scoprii il pozzo al levar del sole. [...]
Questo assomiglia a un pozzo di villaggio. Ma non c'era alcun villaggio intorno, e mi sembrava di sognare. "E' strano", dissi al piccolo principe, "e' tutto pronto: la carrucola, il secchio e la corda..."
Rise, tocco' la corda, fece funzionare la carrucola. E la carrucola gemette come geme una vecchia banderuola dopo che il vento ha dormito a lungo.
"Senti", disse il piccolo principe, "noi svegliamo questo pozzo e lui canta..."
Non volevo che facesse uno sforzo.
"Lasciami fare", gli dissi, "e' troppo pesante per te".
Lentamente issai il secchio fino all'orlo del pozzo. Lo misi bene in equilibrio. Nelle mie orecchie perdurava il canto della carrucola e nell'acqua che tremava ancora, vedevo tremare il sole.
"Ho sete di questa acqua", disse il piccolo principe, "dammi da bere..."
E capii quello che aveva cercato! Sollevai il secchio fino alle sue labbra. Bevette con gli occhi chiusi. Era dolce come una festa. Quest'acqua era ben altra cosa che un alimento. Era nata dalla marcia sotto le stelle, dal canto della carrucola, dallo sforzo delle mie braccia. Faceva bene al cuore, come un dono. [...]
"Da te, gli uomini", disse il piccolo principe, "coltivano cinquemila rose nello stesso giardino..." e non trovano quello che cercano..."
"Non lo trovano", risposi.
"E tuttavia quello che cercano potrebbe essere trovato in una sola rosa o in un po' d'acqua..."
"Certo", risposi.
E il piccolo principe soggiunse:
"Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore".
Avevo bevuto. Respiravo bene. La sabbia, al levar del sole, era color del miele.
HO VISTO LA LUNA


La saga completa di questa famiglia reale è descritta nel post di Andromeda.

Ci sono due modi di vivere la vita.
Uno è come se non ci fossero i miracoli,
l'altro come se tutto fosse un miracolo.
(Albert Einstein)

